(AGI) - Roma, 24 apr. - Se gli imprenditori italiani faticano a mantenere aperte le loro imprese, sembra non subiscano la crisi i titolari d'azienda stranieri presenti in Italia. Negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 40,5% raggiungendo, al 31-12-2009, quota 599.036 imprese. Ma anche nel 2009, uno degli anni piu' difficili della storia recente del nostro Paese, l'aumento rispetto l'anno precedente e' stato del +4,1%. E' questa l'analisi della Cgia di Mestre, secondo cui nelle 600.000 attivita' guidate da titolari stranieri trovano lavoro almeno 2 milioni di persone.
La "comunita'" di imprenditori piu' numerosa e' quella marocchina che conta 57.621 aziende, segue quella cinese con 49.854 e quella romena con 49.132. Appena fuori dal podio gli svizzeri (43.973 imprenditori), i tedeschi (36.325) e gli albanesi (34.982). Ma il dato interessante e' l'incremento che si e' registrato negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2009, ad esempio, gli imprenditori romeni (presenti prevalentemente nell'edilizia) sono cresciuti del 204,1%. I cittadini del Bangladesh (con forte attitudini nel settore del commercio alimentare e nei phon center) sono aumentati del 133,6%. Gli albanesi (anch'essi con una forte vocazione nel settore delle costruzioni) hanno registrato una impennata del 110,1%.
Quali le ragioni di questa crescita? "Innanzitutto va ricordato che in questi anni e' decisamente aumentato il loro numero in termini assoluti e quindi e' cresciuto in maniera corrispondente anche la loro propensione a mettersi in proprio - dichiara Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - Inoltre, in virtu' del forte impulso subito dai ricongiungimenti familiari, molti stranieri hanno scelto di aprire una piccola attivita' artigianale o commerciale grazie all'aiuto del coniuge o di altri familiari che si sono prestati come collaboratori".
Infine, il segretario della Cgia di Mestre interviene sulla proposta lanciata ieri dalla Lega Nord di introdurre l'obbligo di un corso di lingua italiana per coloro che vogliono aprire un'attivita' commerciale. "Stando ai risultati emersi da una recente indagine presentata dall'Istat nel dicembre scorso - conclude Bortolussi - il 90,9% dei lavoratori stranieri intervistati ha dichiarato di far uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro. Inoltre, ritengono che questa sia una condizione necessaria per affermarsi professionalmente oltre a rappresentare uno strumento necessario per favorire il loro inserimento sociale. L'unica eccezione e' rappresentata dai cinesi che praticamente non conoscono la nostra lingua".
La "comunita'" di imprenditori piu' numerosa e' quella marocchina che conta 57.621 aziende, segue quella cinese con 49.854 e quella romena con 49.132. Appena fuori dal podio gli svizzeri (43.973 imprenditori), i tedeschi (36.325) e gli albanesi (34.982). Ma il dato interessante e' l'incremento che si e' registrato negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2009, ad esempio, gli imprenditori romeni (presenti prevalentemente nell'edilizia) sono cresciuti del 204,1%. I cittadini del Bangladesh (con forte attitudini nel settore del commercio alimentare e nei phon center) sono aumentati del 133,6%. Gli albanesi (anch'essi con una forte vocazione nel settore delle costruzioni) hanno registrato una impennata del 110,1%.
Quali le ragioni di questa crescita? "Innanzitutto va ricordato che in questi anni e' decisamente aumentato il loro numero in termini assoluti e quindi e' cresciuto in maniera corrispondente anche la loro propensione a mettersi in proprio - dichiara Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - Inoltre, in virtu' del forte impulso subito dai ricongiungimenti familiari, molti stranieri hanno scelto di aprire una piccola attivita' artigianale o commerciale grazie all'aiuto del coniuge o di altri familiari che si sono prestati come collaboratori".
Infine, il segretario della Cgia di Mestre interviene sulla proposta lanciata ieri dalla Lega Nord di introdurre l'obbligo di un corso di lingua italiana per coloro che vogliono aprire un'attivita' commerciale. "Stando ai risultati emersi da una recente indagine presentata dall'Istat nel dicembre scorso - conclude Bortolussi - il 90,9% dei lavoratori stranieri intervistati ha dichiarato di far uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro. Inoltre, ritengono che questa sia una condizione necessaria per affermarsi professionalmente oltre a rappresentare uno strumento necessario per favorire il loro inserimento sociale. L'unica eccezione e' rappresentata dai cinesi che praticamente non conoscono la nostra lingua".
Nessun commento:
Posta un commento