martedì 23 febbraio 2010

....dalla pagina di Sandro Ruotolo

Appello agli uomini e alle donne della protezione civile
Vi conosco da trent'anni. Da quando arrivaste nella notte tra il 23 e il 24 novembre del 1980 per il terremoto che devastò uomini e cose della Campania e della Basilicata. Vi ho ritrovati in Umbria, nel fango di Sarno, a l'Aquila. Vi conosco e vi ammiro. I vostri Comuni, le vostre Regioni si sono organizzate per le emergenze. Le vostre colonne attraversano l'Italia per soccorrere chi ha bisogno d'aiuto. Mai e poi mai abbiamo criticato chi spala nel fango o chi scava nelle macerie. Semmai la nostra critica è stata a quella protezione civile che non fa prevenzione e che non mette in sicurezza questo nostro disastrato Paese. E continueremo a criticare, non voi che intervenite a disastri avvenuti, ma coloro che non hanno impedito che questi disastri avvenissero. La protezione civile è cambiata, si è militarizzata e, gestendo grandi eventi che nulla hanno a che fare con le emergenze, si sta trasformando in una società di servizi mentre doveva e deve restare il centro del coordinamento dei soccorsi e della prevenzione. Ma proprio perchè ognuno di noi si riconosce in voi, devo dirvi che mi dispiace vedervi con le vostre belle e pulite divise mentre il vostro capo Guido Bertolaso partecipa ai programmi televisivi proclamando la sua innocenza. Perchè coinvolgervi nella difesa di una persona indagata? Nessuno vuole emettere una sentenza ma ognuno di noi deve rispettare il lavoro dei magistrati. Anche voi avrete letto le carte di questa inchiesta partita da Firenze. Sapete bene che nessuno accusa la protezione civile ma quei vertici, quella "cricca" che ha gestito i grandi eventi come il G8 della Maddalena. Voi che con i vostri aerei spegnete gli incendi non avete nulla a che fare con i

venerdì 19 febbraio 2010

Siamo rovinati.............................. (francesco iacotucci da terra)


Ambiente, l’allarme dei medici. I casi di cancro sono aumentati del 3,2% l’anno, specie in prossimità delle discariche, ci sono tracce di diossina nel latte materno. Sono stati mille all’anno gli interventi di mastectomia eseguiti negli ospedali della regione. Questi risultati presentati il 15 febbraio scorso all'Ordine dei medici dai professionisti campani in difesa della salute...
Un bambino su 500 si ammala di neoplasia, tra il 1998 e il 2002 i casi di cancro sono aumentati del 3,2% l’anno, specie in prossimità delle discariche, ci sono tracce di diossina nel latte materno. Sono stati mille all’anno gli interventi di mastectomia eseguiti negli ospedali della regione. E l’allarme inquinamento finisce per avere riflessi anche sul piano delle frequenze a scuola, già basse in una regione capofila della disaffezione scolastica: le assenze dei bambini a scuola coincidono con i picchi di smog segnalati dalle centraline dell’Arpac. Questi i risultati presentati all’ordine dei medici il 15/2/2010 dai medici in Campania in difesa della salute. Potrebbero sembrare dati allarmistici, ma non sono solo i medici campani a preoccuparsi, da tempo anche i medici americani tengono sotto controllo le zone adiacenti alle loro basi in Campania, ed anche loro sono arrivati a risultati poco incoraggianti a partire dall’acqua potabile dove in alcuni casi sono stati trovati solventi, diossina, metalli pesanti ed arsenico che arrivava anche a valori 180 volte superiori al limite considerato dannoso dall’Epa (l’ente di protezione ambientale degli Stati Uniti). Sul rischio di tumori lo studio americano (Cancer Epidemiological Study – sept 2009 – Navy and Marine Corps Public Health Center) tranquillizza i militari dicendo “State tranquilli: il tempo che trascorrete qui (due anni) rende improbabile che voi accumuliate una esposizione alle sostanze chimiche che aumentano il rischio di cancro”. I militari americani possono stare tranquilli, ma per chi in quelle zone ci vive da sempre non sembra ci sia da stare tranquilli.Più che normale chiedersi a questo punto cosa sia stato fatto in questi anni dalla politica, che avrebbe dovuto fare di più sul tema ambientale, inteso come bonifiche, controllo e riduzione dell’inquinamento, identificazione di scarichi abusivi, lotta ai roghi illegali. E invece si continua a scambiare la politica ambientale per la politica del sacchetto, anzi per la magia di chi fa scomparire meglio i sacchetti, non importa dove.Che ci sia qualcosa che non va nella politica campana riguardo al tema ambientale è scontato, ma certo è particolare che a confessarlo sia stato (anche se tardivamente) chi ha ricoperto il pesante ruolo di assessore all’ambiente della regione Campania, Walter Ganapini, ex presidente di Greenpeace e membro della sezione Ambiente in Europa, che non senza difficoltà dichiara allo stesso convegno di cui parlavamo sopra: «Sono stato messo in nessuna condizione di poter operare, In questi due anni mi è toccato di giocare in difesa e in termini di interdizione».Insomma pur opponendosi allo scellerato piano governativo di 5 inceneritori e svariate discariche, Ganapini non è riuscito come Regione a mettere in piedi un progetto che invertisse il passo; e non per colpa degli assessori alla salute ma perché “il nodo è tutto interno alla struttura”. Secondo Ganapini «occorre un potentissimo ridisegno della macchina della Regione. C’è una situazione indescrivibile», ma che d’altra parte ammette amaramente che «nulla è accaduto in Campania che si possa chiamare bonifica di un’area contaminata».La conclusione è di quelle che lascia senza parole: «Non possiamo rassegnarci che le cose così vadano. C’è bisogno di uno sforzo grosso e informato. Io sono venuto per rendere onore a voi (medici ndr). E mi auguro che teniate altissima la guardia. Da ambientalista, in futuro, sono disponibile ad andare avanti nella battaglia. Perché il popolo campano non merita tutto questo».Ed è così. Non ci meritiamo tutto questo, ci meriteremmo di meglio, ma, mentre rimane indubbio il ruolo che deve avere l’opinione pubblica e le associazioni/ordini coinvolti, resta incerto il ruolo della politica: difatti se da una parte abbiamo i principali responsabili della situazione attuale, incapaci fino ad oggi di impostare una politica ambientale, dall’altra abbiamo una parte politica che, anche dopo la discutibile gestione dell’emergenza, senza battere ciglio butta nel cestino la decisione delle amministrazioni locali di non aprire una seconda maxidiscarica nel parco del Vesuvio ed “in nome del superiore interesse pubblico” dà il via libera alla sua apertura. A tutti i politici di ogni schieramento dovrebbe essere chiaro che interesse pubblico è salvaguardare la nostra salute, interesse pubblico è far sì che i nostri terreni siano bonificati dai veleni che li deturpano, interesse pubblico è far sì che la Campania non sia più una discarica di rifiuti tossici, interesse pubblico è non vedere più roghi giornalieri di pneumatici o di chissà cosa, interesse pubblico è poter dire ai nostri figli che la loro vita sarà più lunga e migliore della nostra. Chi non si batte per questo non si batte “nel nostro interesse” e non si batte per il nostro futuro: siamo fiduciosi di vedere presto delle modalità attuative con cui i politici, presenti e futuri, rispettino il loro mandato in questa prospettiva.

lunedì 1 febbraio 2010