mercoledì 31 marzo 2010

Legge lavoro a Camere Napolitano non firma E' il primo rinvio al Parlamento. Da rivedere, secondo il Colle, la norma sull'arbitrato


Il presidente della Repubblica Giorgio NapolitanoROMA - Alt dal Quirinale alle nuove norme sul lavoro. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a quasi un mese dall'approvazione definitiva del provvedimento da parte del Parlamento decide di non firmare la legge e rinviarla alle Camere per un nuovo esame. Cinque gli articoli su cui si appuntano i dubbi del Presidente della Repubblica, tra cui quello sul cosiddetto 'arbitrato' e che incide indirettamente sull'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Le riforme, osserva Napolitano, sono apprezzabili ma devono realizzarsi all'interno di "precise garanzie" così come le leggi, è l'ennesimo appello, non devono essere omnibus.
Al governo non resta che incassare lo stop e annunciare di "essere pronto a fare modifiche", anche se il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ci tiene a sottolineare che l'istituto dell'arbitrato non sarà certo smantellato. D'altro canto, puntualizza il ministro, Napolitano non chiede la cancellazione tout court ma una sua revisione. Una linea 'low profile' dettata dallo stesso Silvio Berlusconi, che avrebbe spiegato ai suoi di non volere nuove polemiche con il Colle. La richiesta di un supplemento di analisi da parte del Quirinale viene apprezzata da tutte le opposizioni che (insieme alla Cgil) hanno messo in evidenza già nelle scorse settimane il rischio di indebolire troppo i lavoratori.
Senza però, osservano, successo. "Noi, in tutti i modi, avevamo evidenziato - spiega il segretario dei Democratici Pier Luigi Bersani - che il ddl aveva elementi di ingiustizia e di incostituzionalità. Loro sono andati avanti come carri armati e per fortuna il Quirinale ora li ha invitati ad un ripensamento". Finalmente, dice Antonio Di Pietro, il presidente della Repubblica "batte un colpo" e ferma quello che nei fatti "é uno svuotamento dello Statuto dei lavoratori".
"Terremo conto delle osservazioni - assicura Savino Pezzotta dell'Udc - e opereremo in Parlamento in conformità con gli orientamenti espressi dal Presidente della Repubblica". Ora infatti non resta che ripartire dalla commissione Lavoro della Camera puntando a un iter ultra rapido in modo da ottenere un nuovo via libera prima dell'estate. Le modifiche, assicura comunque Sacconi, saranno circoscritte ai rilievi giunti dal Colle. Una 'fretta' che viene imposta, spiega il titolare del Welfare, dalla necessità "di consentire la tempestiva attuazione di importanti deleghe come quella in materia di lavori usuranti".
Maggioranza e Esecutivo approfitteranno dei prossimi giorni per mettere a punto i ritocchi ma su alcuni punti sembrano già avere le idee chiare: le norme che mettevano a rischio l'indennizzo per i lavoratori esposti all'amianto che hanno lavorato sui navigli di Stato dovrebbero infatti essere cancellate e il ruolo delle parti sociali uscirà rafforzato. "Potremo - annuncia infatti lo stesso Sacconi - dare un tale valore alla contrattazione collettiva tra le parti sociali da rinunciare ad una funzione sostitutiva del ministro che comunque era teoricà".
Il  dunque sceglie una linea morbida, evitando ulteriori tensioni con il Colle che tra l'altro in queste ore ha all'esame un altro provvedimento chiave, vale a dire il testo sul legittimo impedimento. Rinviare una legge alle Camera, minimizza il ministro dell'Interno Roberto Maroni, è uno dei poteri del Presidente della Repubblica e quindi "non ho nulla da eccepire". Questo non toglie che, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, l'Esecutivo avrebbe preferito che, prima di uno stop formale, il ministro del Welfare avesse potuto incontrare e spiegare le proprie ragioni al Capo dello Stato così come ha potuto fare, su un fronte opposto, il segretario del Prc Paolo Ferrero. Incontro che invece a causa della fitta agenda di impegni di Napolitano, riferiscono le medesime fonti, non si sarebbe potuto tenere.

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