Come più volte scritto e puntualmente smentito prima delle elezioni provinciali e regionali, sarà il Governo a gestire i Fas (Fondi per le aree Sottoutilizzate). E nei prossimi tre anni saranno tagliati 2,5 miliardi di euro.
Sarà Palazzo Chigi d’ora in poi a gestire le risorse destinate alle politiche per il Mezzogiorno. A cominciare da quelle del Fondo per le aree sottoutilizzate. La presidenza del Consiglio dei ministri potrà avvalersi del supporto tecnico del dipartimento per le Politiche di sviluppo e coesione, diretto da Aldo Mancurti: il Dps in passato faceva parte del ministero dell’Economia, poi era stato trasferito al ministero per lo Sviluppo economico, e adesso, a quanto è dato capire, dovrebbe essere posto alle dipendenze della presidenza del Consiglio dei ministri. La scelta fatta dal ministro Giulio Tremonti va incontro alle richieste, più volte sollecitate dalle parti sociali, sindacati e industriali, di creare una sorta di cabina di regia per le politiche meridionalistiche a Palazzo Chigi, dove da qualche anno c’è anche il Cipe, che è l’organo di effettiva ripartizione delle risorse tra i diversi obiettivi di sviluppo. Un progetto coerente quello del governo, che, pur nell’ambito di una manovra lacrime e sangue, individua tra le linee di sviluppo proprio il Sud: sia attraverso l’introduzione per la prima volta di una forma di fiscalità di vantaggio grazie alla quale è possibile nelle Regioni meridionali modificare l’aliquota o esentare dall’Irap le nuove iniziative produttive e anche quelle già avviate che avviano un nuovo stabilimento. Sia dando vita ad aree a burocrazia zero, proprio là dove erano previste le Zone franche urbane. Entrambi questi risultati sono rivendicati con forza e orgoglio dal premier Silvio Berlusconi e dallo stesso Tremonti. Ancora una volta, però, le risorse finanziarie per nuovi investimenti pubblici nelle aree più deboli del Paese sono ulteriormente tagliate: nell’allegato 1 del decreto sulla manovra ci sono, infatti, le tabelle di riduzione della spesa ministero per ministero. Spulciando le quali si vede che al ministero dello Sviluppo Economico, che finora ha gestito il Fas, è stato applicato un taglio alla voce «Sviluppo e riequilibrio territoriale», pari a 897 milioni nel 2011, 460 nel 2012, 1 miliardo e 100 milioni nel 2013. Che si vanno ad aggiungere ai 470 milioni già potati dalle risorse destinate al Fas nell’anno in corso, nonché al drastico calo da 63 miliardi e 270 milioni a 52 miliardi e mezzo effettuato negli anni 2008 e 2009. In totale, rispetto alla dotazione iniziale del Fondo, si tratterebbe di circa 12 miliardi di euro in meno nell’intero periodo. A ciò si va ad aggiungere, ed è un aspetto indubbiamente preoccupante, il fatto che già prima della manovra erano state decurtate le risorse del Fondo di rotazione per i cofinanziamenti dei fondi strutturali europei per ulteriori 48 milioni nonché quelle per finanziare il credito d’imposta per gli investimenti nel Sud di altri 4 milioni e mezzo nel biennio 2010-2011. Le necessità di far quadrare i conti pubblici e di rientrare nei parametri di Maastricht per quel che riguarda il rapporto tra debito e Pil e tra deficit e prodotto lordo hanno spinto il ministro Tremonti anche a definanziare le leggi di spesa totalmente non utilizzate negli ultimi tre anni: si tratta di quelle autorizzazioni i cui stanziamenti anno per anno non sono stati neppure impegnati da coloro ai quali erano state assegnate. Inutile dire che in molti casi, proprio a causa della maggiore lentezza e incapacità di utilizzare le risorse dello Stato, si tratta di amministrazioni pubbliche ma anche di società private che svolgono la propria attività nei territori meridionali.
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